Frequenza di rimbalzo (bounce rate in inglese): tutto quello che c’è da sapere

Frequenza di rimbalzo (bounce rate in inglese)

Nei primi articoli di questo blog, abbiamo ripetuto più volte il termine frequenza di rimbalzo (bounce rate in inglese).

Dalla guida di Analytics: “Un rimbalzo è una sessione di una sola pagina sul tuo sito.”

Ogni volta che atterriamo sulla pagina di un sito web possiamo, leggerne i contenuti, riprodurre un video, visitare un’altra pagina linkata oppure chiudere la pagina senza interagire. Quando abbandoniamo il sito web, andiamo ad incrementare la cosiddetta frequenza di rimbalzo.

Perché è importante la frequenza di rimbalzo

E’ importante analizzare la frequenza di rimbalzo per capire se stiamo procedendo nella direzione giusta e se la nostra strategia è corretta. Non c’è un valore di bounce rate ottimale, dipende dal sito e dagli obiettivi che ci si pone.

Vi ricordate il blog di Sara Leo, mamma adottiva e collega di lavoro, di cui ho riportato un’analisi nel precedente articolo? Se non conosci i suoi racconti, ti consiglio di leggere questa pagina.
Scrissi che la frequenza di rimbalzo intorno al 80% non era, necessariamente un dato così elevato. Questo perchè l’obiettivo del blog è quello di “tenere gli utenti incollati al pc” a leggere l’articolo. E questo obiettivo viene raggiunto perché l’utente non interagisce nel blog ma arriva fino alla fine dell’articolo e quindi, presumibilmente, lo legge.

Stessa cosa per un sito di informazione e assistenza clienti. Se un utente arriva su un sito di supporto, ad esempio dopo una ricerca su google e ne esce dopo aver visto un paio di pagine, possiamo affermare che il sito risponde correttamente al bisogno dell’utente che ha ricercato informazioni e con pochi passaggi, ha ricevuto risposta. Provate voi a cercare un informazione su di un sito e ad essere costretti a navigare su numerose pagine, sicuramente la frequenza di rimbalzo sarebbe bassa, ma la vostra user experience ne risentirebbe e sicuramente non ritornerete più su quel sito.

Nel caso in cui gli obiettivi di business fossero legati alla visualizzazione di più pagine, avere una frequenza di rimbalzo alta indica che gli utenti non vanno oltre e quindi sono poco propensi a convertire. Vedi siti e-commerce, di consulenza.

Come riconoscere la frequenza di rimbalzo?

A questa domanda risponde Google Analytics nella scheda Pubblico > Panoramica.
Cliccando sopra il dato è possibile vederne l’andamento in un arco di tempo. E’ un dato che identifica il comportamento degli utenti.

Quali sono le cause che influiscono sulla frequenza di rimbalzo?

La frequenza di rimbalzo viene influenzata da cause che possiamo definire fisiologiche e altre patologiche.
Tra quelle fisiologiche segnaliamo:

  • siti web di una sola pagina, è il caso delle landing page e dei siti che promuovono attività locali
  • siti di informazione per cui, come abbiamo detto prima, si presume che l’utente trovi ciò di cui ha bisogno con pochi click e non ha necessità di prolungare la visita al sito

I siti web con una frequenza di rimbalzo alta per queste motivazioni non possono essere ritenuti di qualità scadente perché soddisfano la ricerca dell’utente.

Tra le cause patologiche di una frequenza di rimbalzo troppo alta troviamo sicuramente:

  • errori a livello di codice HTML tali da compromettere il corretto funzionamento del sito stesso
  • sito web strutturato in modo poco lineare e fruibile da parte dell’utente, a discapito così dell’esperienza di navigazione
  • siti web strapieni di pubblicità
  • i contenuti del sito non sono pertinenti con la ricerca effettuata dall’utente
  • i contenuti sono di bassa qualità

Come migliorare la frequenza di rimbalzo?

Riprendiamo l’affermazione presente nella guida di Analytics:

“Un rimbalzo è una sessione di una sola pagina sul tuo sito.”

Va da sé che se ci sono interazioni da parte dell’utente, non si può parlare di frequenza di rimbalzo. Ma come possiamo far sì che l’utente interagisca sul nostro sito? Deve sentirsi coinvolto, con contenuti validi e che rispondano alle sue esigenze. Deve essere portato ad approfondire un argomento trattato in precedenza e deve avere la possibilità di accedere con semplicità ad un evento come la riproduzione di un video.
Tutte queste azioni portano l’utente a rimanere più tempo sul sito, navigando tra le varie pagine e scoprendo i vari contenuti.

Per concludere abbiamo visto che una frequenza di rimbalzo alta non è sempre indice di sito web di scarsa qualità. In questi siti, gli utenti trovano subito quello di cui hanno bisogno e sono soddisfatti.

Viceversa, il problema di un bounce rate alto va preso in considerazione e analizzato, al fine di intraprendere azioni correttive.

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